Il Teatro come sogno reale
Prefazione
Ruggero Cappuccio
Il sogno, insieme all’origine della vita e alla morte, è certamente una delle tre dimensioni più misteriose della storia dell’umanità. Nell’ambito delle dinamiche psicanalitiche la persona che ha sognato espone i contenuti del suo prodotto onirico in presenza dell’analista. L’analista lavora con immagini e simboli, l’analista stimola e guida l’interpretazione del sogno. Dunque il precipitato onirico dell’intelligenza emotiva viene accolto e illuminato dall’intelligenza razionale. Il bosco, il mare, l’albero, il cavallo, vengono tradotti affinché se ne colga il significato di angoscia, di avventura, di libertà, di memoria.
Il teatro, invece, dà vita ad un rituale singolarissimo, in cui il sogno di uno scrittore viene adottato da un gruppo di attori non per essere decodificato, ma per essere nuovamente sognato. Il sogno del drammaturgo, rivissuto dagli attori, gode, così, di un’azione di ingrandimento onirico.
La materia sognata da drammaturgo e risognata dagli attori, viene presentata al pubblico. E al pubblico si chiede di sognare per la terza volta, cioè, di arricchire ulteriormente la dimensione del sogno originario. All’intelligenza emotiva dell’autore si addiziona l’intelligenza emotiva degli attori, cui si somma ancora l’intelligenza emotiva dello spettatore attivo.
Sembra che la vita del teatro consista nel lavoro di ingrandimento del mistero, dell’inspiegabilità.
Il teatro ci dice che le facoltà umane legate alla conoscenza non sono riassumibili attraverso i procedimenti di comprovazione razionale della cosiddetta realtà. Il nostro tempo non mostra di amare il mistero del sogno e compie ogni sforzo materialistico per non cedere alla sua forza. Eppure, uno psicanalista ante litteram come Platone, scrupolosissimo decodificatore di simboli, riconosceva al tema onirico e al suo mistero spirituale un’importanza straordinariamente rivelatrice delle risorse interiori dell’uomo. I capolavori della pittura come la Vergine delle Rocce di Leonardo e le Sette Opere di Misericordia di Caravaggio nascono da un sogno. E da un sogno nasce la sinfonia numero Quaranta di Mozart. Nasce da un sogno il David di Michelangelo, come nasce da una visione onirica la Divina Commedia. Nasce da un sogno la teoria psicanalitica di Feud e l’idea di autorealizzazione di Jung. Così come l’idea del volo umano concepita cinque secoli fa da genio di Vinci è figlia di un’immaginazione onirica. L’intelligenza emotiva cerca la connessione con il desiderio di volare e insegue un’idea impossibile fino a realizzarla.
Oggi, mentre il mondo è attratto dall’idea di amministrare la realtà, il teatro racconta che è possibile modificarla, mutarla, migliorarla. Mentre le cerimonie digitali si moltiplicano, il teatro rafforza il concetto di assemblea vitalistica, in cui energie viventi moltiplicano il sogno della pacificazione, della convivenza tra culture, della collaborazione civile. Il Teatro attiva un progetto di nutrimento dell’intelligenza emotiva, perché da essa nasce la forza dei mistici, degli scienziati, degli artisti, dei cittadini. Per farlo, bisogna lavorare sul fronte della formazione delle nuove generazioni e al contatto con i maestri della scena internazionale, lavoriamo al contatto tra memoria e contemporaneità, riservando alle nuove scritture uno spazio privilegiato in grado di costruire una visione autenticamente poetica dei tempi e di questo tempo.
Introduzione
Grazia D’Arienzo
Questo volume costituisce un dittico con il precedente Il corpo sottile. Hypokitès Teatro Studio: scena, media e società di Vincenzo Del Gaudio, rispetto al quale viene ideato a distanza di cinque anni. Un lustro – lemma ricorrente nella prassi discorsiva di Hypokritès – che delinea l’avvento di una nuova fase per la compagnia campana, caratterizzata dalla presenza in importanti contenitori come il Napoli Teatro Festival Italia, dall’espansione e il consolidamento della rassegna pluridisciplinare LUSTRI, e dalla creazione di un centro di formazione permanente sul territorio d’origine, l’Accademia di Teatro “Città di Solofra”.
L’operazione editoriale qui intrapresa intende collocarsi nelle faglie ancora inesplorate del percorso artistico di Hypokritès, estendendo l’indagine già avviata da Del Gaudio nel 2.15 (poi pubblicata nel 2016). I diversi saggi proposti mettono in dialogo le discipline dello spettacolo con quelle artistiche, le scienze filosofiche con la critica teatrale, fornendo una prospettiva trasversale calibrata su tre aspetti chiave del lavoro della compagnia: l’esplorazione della dimensione scenica nelle sue varianti di produzione compiuta e di laboratori-residenza; l’individuazione di un metodo operante sul limes fra teatro e performance art; la propensione all’apertura del territorio locale attraverso il contatto con realtà esterne, culturali tout court (fondamentale in questo senso le diverse sezioni di LUSTRI dedicate alla letteratura, agli audiovisivi, alla filosofia, alla musica, alle scienze), e teatrali in particolare. Il confronto del piccolo paese irpino in cui Hypokritès si radica, Solofra (Avellino), con personalità e compagnie del panorama nazionale -Roberto Herlitzka, Ruggero Cappuccio, Punta Corsara, Scena Verticale, Teatro Segreto, Alfonso Santagata – e internazionale – Chiara Guidi/Socìetas Raffaello Sanzio, Fanny&Alexander, Ricci/Forte – rappresenta infatti per la comunità di spettatori un’occasione privilegiata di ampliamento dei propri orizzonti esperenziali.
Ai continui attraversamenti tra dispositivo scenico e azione performativa che caratterizzano la metodologia operativa di Hypokritès è dedicato il contributo di apertura, in cui Carla Rossetti analizza i risultati creativi di Demografie e Presenze Invisibili.
I lavori pensati espressamente per il teatro sono invece al centro dei saggi di Renata Savo e della sottoscritta: il primo si focalizza sugli interventi realizzati nella cornice del Napoli Teatro Festival Italia, lo spettacolo Io credo a Cassandra e il laboratorio UomoTerra; il secondo prende in esame tre opere che intrecciano strutturalmente corpo attoriale, immagini e tecnologia (quad-Geometrie esistenziali, Numeri e Breviario del caos). Gli ultimi due contributi hanno invece per oggetto la progettualità culturale ad ampio spettro messa in moto da Hypokitès tramite le numerose iniziative di LUSTRI. Piera De Piano sonda gli aspetti generali della manifestazione per poi perlustrare più dettagliatamente le sue interferenze con l’ambito filosofico, mentre Rosaria Carifano raccoglie le “voci della platea”, attraverso interviste a spettatori e operatori del settore che, nel corso degli anni, hanno fruito dei diversi eventi della rassegna.
A corredo del volume, un’appendice rende conto delle creazioni della compagnia, con una selezione di schede che illustrano nel dettaglio le produzioni più rappresentative di trent’anni di attività a cavallo tra spettacolo, formazione e performance.
Per l’acquisto del libro scrivere a info@hypokrites.eu
